Dov'è finito l'inverno? Eccolo qua!
Fra il 22 e il 23 gennaio 2007 una discesa di aria polare ha interessato l'Europa centrale e meridionale portando nelle Alpi una nevicata, che ha contribuito a rendere un po' più consono alla stagione il panorama. Molte persone negli scorsi giorni al Sud delle Alpi si domandavano "Dov'è finito l'inverno?". "Eccolo qua!" si potrebbe rispondere, dopo la nevicata del 23.1.2007. Ma uno sguardo alle temperature mostra come, perlomeno al Sud delle Alpi, esse siano ancora superiori alle medie stagionali. E le previsioni per i prossimi giorni parlano nuovamente dell'arrivo di aria mite sulla Svizzera. Molto probabilmente anche nei prossimi giorni la domanda "Dov'è finito l'inverno?" tornerà d'attualità. Per questo motivo ci sembra interessante riproporre il testo della riflessione già pubblicata per alcuni giorni la scorsa settimana. Magari da abbinare alla lettura del documento: cambiamenti climatici e catastrofi naturali.
RapportoMeteoSvizzeraPLANAT.pdf, 722 KB
Un caldo ... poco invernale
Venerdì 12 gennaio 2006: limpida giornata favonica al Sud delle Alpi. A Magadino il termometro sale fino a 21.1 °C. Era dal gennaio 1983 che in Ticino non si verificano più simili condizioni, per un mese la cui temperatura media è, sempre con riferimento a Magadino, di +0.2 °C. Appena sopra lo zero termico dunque. Sabato 13 gennaio 2006: isoterma di zero gradi ben oltre i 3000 metri di quota. Sul Jungfraujoch, a 3580 metri di quota, i turisti giapponesi in gita si godono il panorama in presenza di temperature attorno agli zero gradi.
(foto G. Kappenberger)
"Dove è finito l'inverno?" ci si chiede da più parti. Come se lo sono chiesti, forse, coloro che furono testimoni, il 14 gennaio 1289, della fioritura delle fragole e della vigna in Germania. Al contrario, probabilmente, in Francia si chiesero: "dov'è finita l'estate?"; quando, il 15 giugno 1665, la vite gelò.
Con questi due esempi, provenienti dal passato, non si vuole assolutamente aggirare le lecite domande in relazione a questo inverno 2006/2007, che sembra esistere, per il momento, solo sul calendario astronomico, ma non fuori dalla finestra. E, neanche, si vuole rispondere con: "La variazione climatica è tipica del versante sudalpino. L'anno scorso l'inverno era rigidissimo, quest'anno caldissimo. Anche nel passato ci sono stati inverni caldissimi ed estati freddissime". Sarebbe una risposta troppo semplicista e fuorviante. Vorrebbe dire, fare lo struzzo, e nascondere la testa nei dati statistici. Senza voler guardare la realtà.
Una realtà, quella climatica e dei cambiamenti climatici, che è molto, molto complessa. E che non si deve ridurre a considerare solamente due o tre esempi estremi, per portare acqua al mulino di una tesi o dell'altra. Gli esempi citati vogliono essere proprio una provocazione, nel senso di ricordare, che l'argomento "cambiamenti climatici" non può essere affrontato a suon di scoop mediatici: oggi fa caldo, troppo caldo; no oggi fa freddo, troppo freddo. L'argomento "cambiamenti climatici", proprio per la sua complessità e la sua importanza, deve essere affrontano serenamente, ma con decisione e su una solida base scientifica. Base scientifica che, oramai ha però una solida tradizione alle spalle.
Il clima - il nostro futuro? (F. Spinedi)
Negli ultimi mesi, sui mass-media hanno trovato ampia eco alcune pubblicazioni legati ai cambiamenti climatici. Ad esempio quella relativa alla previsione elaborata dal MET Office, il Servizio meteorologico inglese, che - assieme all'Università di East Anglia - ha previsto che il 2007 potrebbe diventare l'anno più caldo mai registrato (rapporto). Oppure quanto riportato dalla Neuer Zürcher Zeitung, che ha richiamato l'attenzione sulla rapida fusione dei ghiacciai alpini (articolo).
Il riscaldamento globale, insomma, sembra sia diventato negli ultimi tempi un tema quotidiano. Pochi hanno adottato delle misure per ridurre l'impatto ambientale, ma quasi tutti convengono che la situazione si stia facendo scottante. E con importanti conseguenze pure sull'economia. Anche l'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) si è accorta che le temperature invernali più elevate portano a una fusione della neve e alla limitazione dell'esercizio degli impianti sciistici (articolo).
Per inciso, questa non è una novità, esso è stato uno dei tanti temi sul cambiamento climatico trattato in dettaglio dal PNR 31 (progetto di ricerca promosso dal Fondo nazionale svizzero) nella prima metà degli anni '90.
Meglio tardi che mai, si potrà dire, ma - forse - il mondo ha perso almeno un quarto di secolo prima di accettare la possibilità di un cambiamento ambientale indotto dalle attività umane e, soprattutto, ha perso alcuni decenni di tempo per trovare delle soluzioni.
Esattamente 20 anni fa, la Commissione svizzera di ricerca sul clima e sull'atmosfera (CCA) dell'allora Società elvetica di scienze naturali, con la consulenza dell'allora Istituto svizzero di meteorologia e delle Università, pubblicò il libro dal titolo: Il clima - il nostro futuro? allo scopo di divulgare presso il vasto pubblico una serie di nozioni e informazioni riguardanti il clima (la versione italiana apparve un anno dopo). Nella premessa, Flavio Cotti, allora consigliere federale, affermava: "La crescita demografica e lo sviluppo tecnico odierno sono in procinto di modificare il clima, elemento essenziale del nostro ambiente: il fenomeno merita di essere meditato seriamente, ed esige un comportamento consapevole". A pag. 152 del testo si può leggere: "... Qualora anche solo una parte delle previsioni dovesse avverarsi, nel giro di una o due generazioni il nostro contesto naturale sarebbe sostanzialmente diverso dall'attuale. Abitudini e tradizioni ne uscirebbero sovvertite..." O poco più avanti: "... un riscaldamento compreso tra 4 e 8 °C causerebbe in inverno grossi problemi al settore turistico. L'attrattività di un paese eminentemente turistico quale la Svizzera non fonderebbe simultaneamente ai ghiacciai, comunque molto dipenderà dalla prevedibilità delle nuove condizioni e dalle capacità di adattamento al nuovo contesto ambientale..."
Una scomoda verità
Le affermazioni citate poc'anzi sono il risultato di approfonditi studi scientifici, che durano, oramai, da numerosi anni. Il messaggio degli esperti, fatica però a farsi strada. In particolare il comportamento della popolazione, ancora si discosta da quanto sarebbe auspicabile - ad esempio - per una massiccia riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. In questo senso un'importante opera di sensibilizzazione è ancora tutta da fare.
Sensibilizzare la popolazione: facile a dirsi, un po' meno a farsi, e ancora meno facile da ottenersi. A sensibilizzare la popolazione si può provare attraverso molte strade. Una, in questi giorni, passa per le sale cinematografiche del Cantone Ticino: la proiezione del film "Una scomoda verità", con l'ex- "futuro" presidente americano Al Gore (come lui stesso si è definito). Il film, presentato in anteprima svizzera da MeteoSvizzera, il 1° agosto 2006 in Piazza Grande a Locarno, in collaborazione con il Festival internazionale del film, è una buona opera di divulgazione scientifica. Che speriamo possa contribuire anche lei, a sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica, sull'importante tematica dei cambiamenti climatici.
Con questi due esempi, provenienti dal passato, non si vuole assolutamente aggirare le lecite domande in relazione a questo inverno 2006/2007, che sembra esistere, per il momento, solo sul calendario astronomico, ma non fuori dalla finestra. E, neanche, si vuole rispondere con: "La variazione climatica è tipica del versante sudalpino. L'anno scorso l'inverno era rigidissimo, quest'anno caldissimo. Anche nel passato ci sono stati inverni caldissimi ed estati freddissime". Sarebbe una risposta troppo semplicista e fuorviante. Vorrebbe dire, fare lo struzzo, e nascondere la testa nei dati statistici. Senza voler guardare la realtà.
Una realtà, quella climatica e dei cambiamenti climatici, che è molto, molto complessa. E che non si deve ridurre a considerare solamente due o tre esempi estremi, per portare acqua al mulino di una tesi o dell'altra. Gli esempi citati vogliono essere proprio una provocazione, nel senso di ricordare, che l'argomento "cambiamenti climatici" non può essere affrontato a suon di scoop mediatici: oggi fa caldo, troppo caldo; no oggi fa freddo, troppo freddo. L'argomento "cambiamenti climatici", proprio per la sua complessità e la sua importanza, deve essere affrontano serenamente, ma con decisione e su una solida base scientifica. Base scientifica che, oramai ha però una solida tradizione alle spalle.
Il clima - il nostro futuro? (F. Spinedi)
Negli ultimi mesi, sui mass-media hanno trovato ampia eco alcune pubblicazioni legati ai cambiamenti climatici. Ad esempio quella relativa alla previsione elaborata dal MET Office, il Servizio meteorologico inglese, che - assieme all'Università di East Anglia - ha previsto che il 2007 potrebbe diventare l'anno più caldo mai registrato (rapporto). Oppure quanto riportato dalla Neuer Zürcher Zeitung, che ha richiamato l'attenzione sulla rapida fusione dei ghiacciai alpini (articolo).
Il riscaldamento globale, insomma, sembra sia diventato negli ultimi tempi un tema quotidiano. Pochi hanno adottato delle misure per ridurre l'impatto ambientale, ma quasi tutti convengono che la situazione si stia facendo scottante. E con importanti conseguenze pure sull'economia. Anche l'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) si è accorta che le temperature invernali più elevate portano a una fusione della neve e alla limitazione dell'esercizio degli impianti sciistici (articolo).
Per inciso, questa non è una novità, esso è stato uno dei tanti temi sul cambiamento climatico trattato in dettaglio dal PNR 31 (progetto di ricerca promosso dal Fondo nazionale svizzero) nella prima metà degli anni '90.
Meglio tardi che mai, si potrà dire, ma - forse - il mondo ha perso almeno un quarto di secolo prima di accettare la possibilità di un cambiamento ambientale indotto dalle attività umane e, soprattutto, ha perso alcuni decenni di tempo per trovare delle soluzioni.
Esattamente 20 anni fa, la Commissione svizzera di ricerca sul clima e sull'atmosfera (CCA) dell'allora Società elvetica di scienze naturali, con la consulenza dell'allora Istituto svizzero di meteorologia e delle Università, pubblicò il libro dal titolo: Il clima - il nostro futuro? allo scopo di divulgare presso il vasto pubblico una serie di nozioni e informazioni riguardanti il clima (la versione italiana apparve un anno dopo). Nella premessa, Flavio Cotti, allora consigliere federale, affermava: "La crescita demografica e lo sviluppo tecnico odierno sono in procinto di modificare il clima, elemento essenziale del nostro ambiente: il fenomeno merita di essere meditato seriamente, ed esige un comportamento consapevole". A pag. 152 del testo si può leggere: "... Qualora anche solo una parte delle previsioni dovesse avverarsi, nel giro di una o due generazioni il nostro contesto naturale sarebbe sostanzialmente diverso dall'attuale. Abitudini e tradizioni ne uscirebbero sovvertite..." O poco più avanti: "... un riscaldamento compreso tra 4 e 8 °C causerebbe in inverno grossi problemi al settore turistico. L'attrattività di un paese eminentemente turistico quale la Svizzera non fonderebbe simultaneamente ai ghiacciai, comunque molto dipenderà dalla prevedibilità delle nuove condizioni e dalle capacità di adattamento al nuovo contesto ambientale..."
Una scomoda verità
Le affermazioni citate poc'anzi sono il risultato di approfonditi studi scientifici, che durano, oramai, da numerosi anni. Il messaggio degli esperti, fatica però a farsi strada. In particolare il comportamento della popolazione, ancora si discosta da quanto sarebbe auspicabile - ad esempio - per una massiccia riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. In questo senso un'importante opera di sensibilizzazione è ancora tutta da fare.
Sensibilizzare la popolazione: facile a dirsi, un po' meno a farsi, e ancora meno facile da ottenersi. A sensibilizzare la popolazione si può provare attraverso molte strade. Una, in questi giorni, passa per le sale cinematografiche del Cantone Ticino: la proiezione del film "Una scomoda verità", con l'ex- "futuro" presidente americano Al Gore (come lui stesso si è definito). Il film, presentato in anteprima svizzera da MeteoSvizzera, il 1° agosto 2006 in Piazza Grande a Locarno, in collaborazione con il Festival internazionale del film, è una buona opera di divulgazione scientifica. Che speriamo possa contribuire anche lei, a sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica, sull'importante tematica dei cambiamenti climatici.
